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Per un giudizio politico e culturale su cosa sia il bene comune

Questa volta non parlo di bitcoin…

Roberto Formigoni
Roberto Formigoni. Foto di autore incerto, dalla versione Medium di questo articolo.

Un ventennio di governo è misura pericolosa non solo per Mussolini, ma anche per Roberto Formigoni, perché il potere corrompe, lentamente ma inesorabilmente, incrostando sintonie che diventano connivenze e ruoli che diventano privilegi. Per questo l’alternanza è decisiva in politica. Per di più, erano evidenti nell’ultimo Formigoni preoccupanti segnali di involuzione narcisistica e senescente, sia nello stile mondano che nell’intelligenza politica.

Inoltre, se il diritto è sempre solo una approssimazione imperfetta della giustizia, in Italia questa evidenza è continuamente aggravata da strumentalizzazioni e disprezzo per la verità. Ad esempio, si fatica a rintracciare il concetto di responsabilità personale in decisioni approvate da Consiglio e Giunta Regionale, nonché l’applicabilità retroattiva di norme come il decreto spazza-corrotti.

Chiarite queste due premesse, occorrerà però sollevare la voce per rivendicare un giudizio politico e culturale su cosa sia il bene comune. Formigoni ha creato in Lombardia il più efficiente sistema sanitario d’Italia, senza deficit per le casse pubbliche: se nel farlo è stato davvero in grado di “dirottare” pure 6 milioni per sé (soldi non trovati) e 61 verso amici… ad un manager di capacità così straordinaria dobbiamo fare una statua in piazza Duomo, altro che mandarlo in carcere. Il disprezzo meglio riservarlo a quei politici inetti e demagogici (onesti, idioti o furfanti che siano) che intossicano la scena politica italiana e dilapidano le risorse pubbliche. Io ho visto mia madre spegnersi assistita dalla sanità pubblica lombarda e mia suocera spegnersi assistita dalla sanità pubblica calabrese: tanto basta a sigillare un giudizio chiaro ed inappellabile.

Sulla vicenda in sé non saprei dire meglio di Vittorio Feltri (https://www.tempi.it/feltri-formigoni-in-carcere-senza-prove/) e Piero Sansonetti (https://youtube.com/watch?v=yTcr-QRGWJU), ma vorrei aggiungere due riflessioni a quelle di Giovanni Sallusti (https://www.nicolaporro.it/ad-avercene-di-governatori-come-formigoni/).

Formigoni ha il ruolo storico di aver fatto capire in Italia che pubblico non vuol dire necessariamente statale, unico esempio rilevante di sussidiarietà cattolica e di neoliberismo intelligente. Capisco il fascino della retorica giustizialista, giacobina e pauperista, dell’idolatria verso lo Stato fonte e garante di diritti e benessere (non è questo il momento di chiarirne gli equivoci drammatici), ma mi rammarico che nemmeno di fronte al miglioramento concreto e misurabile della propria vita quotidiana l’opinione pubblica riesca a maturare un giudizio chiaro.

Formigoni sconterà la sua pena (speriamo giusta, o almeno aggiustata secondo diritto…): sono le regole del gioco a cui ha scelto di giocare, perdendo questa ultima partita. Sono certo saprà trovare ragioni e significato per affrontare questa esperienza. Ma a noi compete un giudizio “non giudiziario”, ineludibile, su cosa sia il bene comune e come vada perseguito ed aiutato. Non difendere ad alta voce la sostanza dell’esperienza formigoniana, questa è mancanza di carità verso il prossimo, è mancanza di amore alla verità.

Per uno come me, troppo ciellino per tanti, ma troppo poco per essere allineato, il caso Formigoni è anche l’ennesima dolorosa constatazione dell’involuzione intimista, socialista e bergogliana del cattolicesimo italiano e di CL. Nessuno tenta più un giudizio sul bene comune che non sia la riproposizione ignorante e politicamente corretta di luoghi comuni come dialogo, accoglienza, ambiente, onestà, lotta alle diseguaglianze. Viva la diseguaglianza tra Lombardia e resto d’Italia, viva la disonestà di Roberto Formigoni, viva la sussidiarietà della dottrina sociale, viva la mano invisibile paleo-liberista di Adam Smith, viva il desiderio che muove il cuore dell’uomo, viva la responsabilità personale, viva la Rule-of-Law, viva la fede, la speranza e la carità. Voi tenetevi pure i vostri rosari in sagrestia, i vostri comunicati tentennanti e smarriti, il vostro volontariato da ONG.